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Il montaggio, i montaggi

Sergej Ėjzenštejn definì il montaggio come “lo specifico filmico, ovvero la disciplina propria esclusivamente del cinema e che la contraddistingue da altre forme espressive“.

Il modo e il tipo di accostamento di immagini in movimento dà senso al prodotto audiovisivo. Non solo definendo il luogo o il momento dell’azione ma comunicando emozioni e idee.

L’effetto Kulešov

Il primo a dimostrare “scientificamente” il potere del montaggio fu Lev Vladimirovič Kulešov con un esperimento in cui mostrava al pubblico alcuni filmati: il volto di un uomo alternato a diversi oggetti, come un piatto di minestra, una donna, la bara di un bambino. Registrò poi le diverse reazioni del pubblico. Quest’ultimo attribuiva all’uomo diverse emozioni in base all’oggetto che vedeva prima o dopo, nonostante l’immagine fosse sempre la stessa. L’effetto Kulešov aprì quindi definitivamente le porte al potere del montaggio.

Questa idea venne subito sviluppata da Sergej Ėjzenštejn con il montaggio delle attrazioni. L’utilizzo del montaggio in maniera “non narrativa” era volto a spingere l’attenzione del pubblico alla riflessione intellettuale.

In contrapposizione ad esso, col tempo e il progresso tecnologico della cinematografia, si consolidò il montaggio classico (1917-1960). È ancora oggi il più utilizzato e consiste nel giuntare le inquadrature “secondo criteri di logica e continuità tali per cui lo spettatore sentirà come naturali questi passaggi e non li percepirà nemmeno. Il risultato sarà quindi una visione più coinvolgente e intuitiva del film stesso.”
David Griffith lo introdusse tramite i cosiddetti raccordi.

Continuità e rottura degli schemi

Con l’introduzione del sonoro (musica e dialoghi) e l’eliminazione dei cartelli (didascalie), il montaggio acquistò maggiore fluidità. Tuttavia le regole di montaggio e la loro rottura costellano l’intera storia del cinema e del video design.

A partire dagli anni Cinquanta, i registi iniziarono ad aumentare il ritmo dei film e a modificare la continuità temporale del film con più libertà.
I film/video “sperimentali” (o underground) utilizzano il montaggio in maniera creativa e non lineare, ovvero discontinua. A volte rifiutano del tutto il montaggio che viene fatto direttamente “in macchina”.

La rottura degli schemi classici trova sempre la via di ritorno nel cinema “mainstream”. Questo pesca idee per rinnovarsi dal cinema sperimentale, dagli spot pubblicitari e dai videoclip.
Allo stesso modo video musicali e pubblicità spesso ricalcano meticolosamente le tecniche di montaggio del cinema classico.

Queste contaminazioni riguardano oggi anche la digitalizzazione. Ha portato con sé il passaggio dal montaggio lineare (che significa operare fisicamente sul supporto di registrazione, come la pellicola) al montaggio non lineare (tramite software).
Il cinema è un media da sempre affezionato alla pellicola e a metodi di montaggio consolidati. Nonostante ciò si sta aprendo sempre di più ad attrezzature e software “di massa”.

Per svariati anni il software di editing più utilizzato nelle produzioni cinematografiche e televisive è stato Avid Media Composer. Nell’ultimo periodo, tuttavia, tante stanno passando al più “popolare” (soprattutto per il prezzo) Premiere Pro: The Social Network, Ave Cesare!, Deadpool, Gone Girl, Mindhunter sono stati montati con il software di casa Adobe… che se già non conoscete dovete assolutamente imparare ad utilizzare!

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